La cosa difficile del surf non è tanto il take off, cioè alzarsi sulla tavola (sul verde non sulla schiuma) quanto capire dove posizionarsi in acqua.
La marea deve essere nè troppo bassa nè troppo alta.
Bisogna cercare il luogo migliore senza scontrarsi con l’oceano e senza farsi trascinare via dalla corrente, perché la regola è che l’oceano vince sempre.
Devi seguire un canale che ti permette di sederti sulla tavola ed aspettare il momento giusto.
Devi capire se le onde vanno a destra o sinistra.
Insomma devi pensare un sacco, i dettagli son fondamentali.
Ti posizioni finalmente.
Aspetti, aspetti, e non succede un cazzo.
Forse hai sbagliato qualcosa, intorno a te ci sono altri surfisti, ognuno cerca di capire dove andare.
Molti si seguono a vicenda perché se uno va in una direzione ci sarà un motivo.
Poi eccoci. Parte una serie.
Sì perché le onde oceaniche arrivano in serie.
Succede tutto in pochi secondi.
Le vedi arrivare e ci provi.
Non c’è altra scuola, tranne che provarci.
Cerchi di fare il meglio puoi, remi come un disperato, ti alzi sulla tavola, stai andando bene poi e in un attimo, ti distrai, cadi, rovini tutto.
Le onde sono insidiose.
A volte sembrano diritte ma sono storte. A volte parti troppo presto, altre troppo tardi, a volte il vento le sporca, oppure un altro surfista ti taglia la strada.
Un’onda presa male ti lascia in un trambusto di correnti e giri di schiaffi marini ondulati dai quali devi cercare di uscire il prima possibile.
A quel punto ricominci a remare duramente per tornare dove eri prima.
È per questo che il surf è faticoso.
Fai questa cosa in loop.
Ripeti e ripeti e ripeti.
Ti demotivi, è troppo difficile.
Poi ogni tanto succede.
Senza grandi calcoli, nel caos generale scorgi con la coda dell’occhio qualcosa e cominci a muoverti con la sola sicurezza che non sei nel punto perfetto e che i tuoi movimenti non sono ineccepibili.
L’onda che aspettavi è lì ma te non lo sai.
Come tante altre volte e senza aspettative fai quello che provi sempre a fare.
La prendi. Alla grande, ti senti la fusione tra Poseidone e Acquaman durante durate uno Tsunami, una botta di adrenalina ti sveglia come un orgasmo.
Tieni duro, sta andando, riesci pure a fare qualche cut off.
È finita. Hai l’autostima a palla. È stato bello.
Incredibilmente tutti i tentativi andati male e i litri di acqua bevuta sono stati polverizzati.
Hai trasformato quella violenza e confusione in qualcosa di perfetto.
Non c’è stato tempo per farsi un selfie. Peccato.
Niente è stato inutile
Il fallimento non esiste, è solo non provarci.


